Una moderna professionalità docente per una scuola centrata sugli studenti

Oulis Euxinou

Oulis Euxinou, Medico Caposcuola a Velia

Una moderna professionalità docente
per una scuola centrata sugli studenti

“…. Sui pedagoghi (aggiungerei) soprattutto questo: che o siano forniti di una cultura ampia, che vorrei fosse la prima preoccupazione, o siano consapevoli di non essere colti.
Non c’è niente di peggio di coloro che, andati poco più in là delle conoscenze più elementari, abbiano messo addosso la persuasione sbagliata di possedere una cultura. Infatti, non solo si indignano a dover rinunciare alla funzione di ammaestrare, ma per giunta, come per un preteso diritto di superiorità, in base al quale questo genere di individui si gonfia di boria, dispotici e nel contempo inferociti si accaniscono ad insegnare la loro stupidità….
Così Quintiliano nell’Institutio Oratoria: occorreva innanzitutto formare insegnanti colti e consapevoli.

Secondo Tacito, invece, la decadenza delle scuole di retorica non era questione di buoni insegnanti, bensì un problema politico, da connettere alla mancanza di democrazia e alla decadenza della società romana, dominata dalla dispotica famiglia imperiale Giulio-Claudia.

Duemila anni fa, una discussione sulla scuola sicuramente più avanzata di quella che oggi si sta facendo in Italia, che si è richiamata, di volta in volta, alla sistemazione dei docenti precari, alla gerarchia, alla severità, al voto in condotta, all’intervento del Ministero degli Interni (di recente), che percepisce gli studenti come una minaccia, come soggetti da domare, non come persone da mettere in contatto in maniera criticamente interessata con le smisurate banche del sapere contemporanee.
Mai il sapere è stato così pervasivo; mai la scuola è stata così chiusa.

La scuola italiana appare troppo centrata sugli insegnanti e poco attenta alle caratteristiche individuali e alle esigenze di miglioramento degli studenti. Gli insegnanti dovrebbero imparare ad ascoltare. Anche un insegnante dovrebbe accettare un principio fondamentale della fisica, il principio della minima azione, che regola il moto dei corpi. Anche un insegnante, cioè, dovrebbe lavorare per “conoscere i principi, le strutture, le tendenze delle cose e degli uomini e della natura, così bene da poter usare il minimo quantitativo di energia nel trattare con essi”(Paolo Bartoli). Purtroppo, non si dedica neanche un minuto alla conoscenza degli alunni e del loro contesto di vita, al colloquio individuale.

Einstein consigliava: ”La maggior parte degli insegnanti perde tempo a fare domande che mirano a scoprire ciò che l’alunno non sa, mentre la vera arte del fare domande mira a scoprire ciò che l’alunno sa o che è capace di sapere”.
Secondo
H. Gardner  “Gli insegnanti dovrebbero passar meno tempo a classificare gli studenti e più tempo ad aiutarli ad identificare e coltivare le loro competenze e i loro talenti naturaliE ancora:“Qualsiasi concetto è degno di essere insegnato in almeno cinque modi diversi ( approcci narrativo, logico-quantitativo, filosofico-concettuale, estetico,  esperienziale),  che ricalcano la pluralità delle intelligenze”.

La scuola dovrebbe educare al comprendere, cioè insegnare a: accrescere la curiosità, sollevare problemi, stimolare  osservazioni partecipate, esprimere domande appropriate, formulare ipotesi, condurre esperimenti pertinenti,  superare la fase infantile dell’intuizione, studiare e progettare in maniera sistemica e creativa. Bisognerebbe, perciò, passare all’istruzione formale solo dopo aver suscitato l’interesse alla comprensione.
Secondo gli impietosi tests dell’OCSE, che hanno visto gli studenti italiani ripetutamente piazzati agli ultimi posti della graduatoria, diventa imprescindibile il miglioramento dei metodi di  lettura e comprensione dei testi, di mappatura dei contenuti, di applicazione di modelli matematici alla fisica, di uso delle conoscenze scientifiche nella soluzione dei problemi della vita reale.

Nella società postindustriale si modificano i rapporti gerarchici. In un approccio sistemico al sapere, per avere successo, insegnante e allievo dovrebbero insegnare e imparare insieme. Non si costruiscono  strutture verticali, ma orizzontali, fondate sulla ricerca costante, sul lavoro di squadra e lo scambio di informazioni,  sulla creatività individuale e collettiva,  sulla crescita dell’autostima, sul potenziamento dell’intelligenza emotiva, sulla capacità di cercare alternative, di stabilire priorità, di fissare obiettivi , di gestire il proprio tempo.

Incomprensibilmente una serie di eccellenti ed aggiornate tecniche didattiche e motivazionali sono largamente impiegate nel mondo delle imprese, ma non riescono a penetrare affatto nel mondo scolastico. Troppo spesso la creatività è bandita dalla scuola, per far posto solo  alla noiosa ripetitività della prassi logico-analitica, per cui a scuola si inocula la convinzione che la creatività sia una dote misteriosa, posseduta da un numero eletto di individui e non, invece,  semplicemente una delle modalità normali e costruttive con cui si esprime il pensiero umano, soprattutto nelle società a sviluppo avanzato.

La grande rivoluzione scientifica del ‘900 ha dimostrato che, se si vuole insegnare la vita, si dovrebbe provare a comprendere oltre che le singole cose (metodo riduzionistico cartesiano), soprattutto le relazioni tra le cose (anche se più correttamente occorrerebbe parlare non di cose statiche, ma di processi, come ci insegna la fisica di W. Hejsemberg o di N. Bohr o, ancora, di F. Capra). Il nuovo metodo scientifico ha trasformato il modo di percepire il mondo, ma aspetta ancora di produrre conseguenze sui saperi scolastici e sulla cultura italiana.

Spesso i cosiddetti alunni da bocciare hanno uno stile di apprendimento non coerente con una impostazione nozionistica dell’insegnamento ( auditiva o visiva). Un alunno irrequieto potrebbe essere un cinestesico, pronto a smanettare in maniera strepitosa su un computer o a disegnare o a recitare o a creare, perché predilige un approccio al sapere di tipo esperienziale. Le scuole finlandesi ( prime nei tests OCSE) prevedono un esercizio esteso della manualità, per cui si giovano laboratori di vario tipo (cucito, falegnameria, ferro, ecc…., che per noi potrebbero essere terracotta, cesti, meccanica, elettrotecnica …..). Intanto per venti anni di scuola uno studente italiano non utilizza, salvo rare eccezioni, le mani, la cui presa ha comportato il rafforzamento del cervello. Mi permetto di sottolineare che gli studi sul cervello hanno ampiamente dimostrato che la percezione del mondo di un individuo è strettamente correlata allo status delle sue attività motorie.

E comunque non vanno trascurate ottime e semplici tecniche per migliorare la capacità di ascolto o di osservazione, di motivazione.

I genitori, ad esempio, si dovrebbero convocare a scuola quando il figlio riesce a fare bene, per accrescere la sua autostima. Secondo la mia esperienza, la presentazione da parte degli alunni ai genitori di progetti svolti con successo dalla classe dà risultati molto positivi per la crescita della fiducia in se stessi.

Insomma nell’era della rivoluzione informatica, in cui i saperi diventano globalizzati e pervasivi come non mai, la scuola italiana non può reagire chiudendosi.

Mi parrebbe, quindi, opportuna una riflessione sulle seguenti priorità per la scuola:

  • Innalzamento dell’orario di lavoro degli insegnanti a 35 ore settimanali, come accade in tutta l’Europa, per una scuola aperta anche il pomeriggio, per le compresenze, per il lavoro comune che insegni la solidarietà umana e ricomponga un sapere utile e che abbia un senso, per dedicare ad un allievo almeno un’ora (!!!) di colloquio riservato e individuale e pianificare insieme un patto di miglioramento. La scuola, con il consenso di tutte le organizzazioni sindacali, vede frammentato fino alla disintegrazione l’orario di lavoro, con il risultato che viene remunerato poco, perché le prestazioni “aggiuntive” non sono chiaramente riconoscibili, mentre si è progressivamente eroso il vecchio vantaggio corporativo di dedicare più tempo alla famiglia o alla professione. E la nevrosi aumenta…..
  • Ricomposizione del sapere, che superi il riduzionismo cartesiano delle discipline a compartimento stagno, per comprendere la complessità delle relazioni interne dei sistemi. Potrebbe essere utile, ad esempio, far partire a Velia un centro di ricomposizione del sapere antico e moderno, che offra materia di riflessione sui metodi prescientifici e scientifico-sperimentali del mondo antico e dell’età ellenistica in particolare.
  • Governo delle dinamiche di gruppo, necessariamente  correlato all’approccio alla complessità del sapere e dei problemi non più risolvibili individualmente.
  • Studio specifico e storicizzato del metodo scientifico.
  • Formazione culturale aperta all’Europa e al mondo (interessantissimi, ad esempio, alcuni testi di matematica indiani).
  • Miglioramento dei metodi di  lettura e comprensione dei testi, di mappatura dei contenuti, di applicazione di modelli matematici alla fisica, di uso delle conoscenze scientifiche nei problemi della vita reale.
  • Storicizzazione e approccio fortemente sperimentale alle discipline scientifiche.
  • Approfondimento sperimentale della fisica, della chimica, della matematica del Novecento e delle loro relazioni con l’insieme della cultura contemporanea .
  • Potenziamento nei programmi della logica matematica.
  • Creazione di racconti e di poesie della matematica e della scienza, per una pedagogia dell’immaginario contemporaneo, che motivi anche all’apprendimento scientifico.
  • Educazione obbligatoria alla raccolta differenziata e al riciclo, soprattutto in una regione come la Campania, se è vero che da Einstein in poi la massa imprigiona energia ( E = mc² ) , per cui non dovrebbero esistere concettualmente “i rifiuti”.
  • Maggiore considerazione degli aspetti comunicativi e contenutistici nell’insegnamento delle lingue rispetto all’approccio puramente grammaticale ( ciò vale per l’inglese, ma anche per il latino).
  • Padronanza dell’inglese, delle nuove tecnologie informatiche e utilizzo didattico critico di internet.
  • Cambiamento dei libri di storia e di geografia ancorati al determinismo biologico,  per accedere ad una visione diffusionista, secondo la quale le diverse civiltà non si sono evolute separatamente, ma si sono giovate di connessioni complesse, con evoluzioni e involuzioni.
  • Introduzione nelle antologie latine di ampi spazi per autori come Vitruvio, Catone, Varrone, Columella, Celso, Copernico, Galileo ………. Si pensi al ruolo avuto da Vitruvio nell’umanesimo e nel Rinascimento italiano e nella cultura mondiale, ma i suoi testi circolano in Italia in edizioni troppo costose e compaiono di rado in brani per nulla significativi nelle antologie. Per non parlare di Galileo ………
  • Graduale superamento dei libri di testo e creazione/rafforzamento di biblioteche (anche digitali) e di mediateche ( si pensi alla possibilità di attingere a quella RAI) dell’istituto, della classe e dei comuni;  internet, youtube sono fonti inesauribili di materiali a costo zero, ovviamente da selezionare criticamente. Sui siti internet di istituto potrebbe comparire l’elenco dei links di maggiore interesse culturale.
  • Insegnamento e sostegno agli alunni in difficoltà via internet, soprattutto nei corsi di recupero agli studenti pendolari con  difficoltà di spostamento per dimore molto distanti dalla scuola.
  • Insegnamento della storia dell’arte in tutte le scuole superiori del Bel Paese, per far comprendere che l’armonia delle proporzioni si è ottenuta anche attraverso il calcolo matematico (lo studio della sezione aurea viene trascurato ….. ).
  • Estensione dell’insegnamento della musica, anche per approfondire i suoi rapporti con la matematica.
  • Formazione psicopedagogica solida dei docenti, con particolare riguardo ai nuovi studi sull’intelligenza emotiva, sul pensiero creativo, sulla Programmazione Neuro Linguistica, sui nuovi metodi di apprendimento (mappe mentali …), con più intenso interesse allo scenario internazionale.
  • Obbligo (oggi non chiaramente legiferato) per gli insegnanti di seguire i corsi di formazione programmati.
  • Specializzazione di ottimi istituti secondari anche per la formazione delle professionalità utili al territorio:  in un parco nazionale come quello del Cilento si potrebbe strutturare il sistema della formazione dei quadri per l’ecoturismo, per la bioagricoltura, per la protezione e valorizzazione dei beni culturali e ambientali , per l’ingegneria naturalistica, per le nuove tecnologie informatiche, per il risparmio energetico e l’uso delle energie alternative …..
  • Studio del territorio, in una logica di rete, per corridoi ecologici, secondo un approccio ecosistemico.
  • Potenziamento della capacità di osservare in maniera partecipe ( secondo il principio di complementarità di Bohr) i processi, attraverso un uso didattico spinto dei laboratori, delle escursioni e degli stages. Sarebbe più utile prima osservare, anche le illustrazioni del testo, quindi rappresentare graficamente quanto osservato, porsi domande e poi studiare.  Il cervello umano ha imparato per due milioni e mezzo di anni soprattutto attraverso l’osservazione e solo da circa tremila attraverso l’alfabeto. Perciò le visite guidate e i viaggi di istruzione andrebbero programmati all’inizio dell’anno scolastico e non in primavera, anche con vantaggio economico delle famiglie e del turismo.
  • Conservazione dei progetti di studio meglio riusciti in una banca dati di istituto, a cui si possa accedere via internet.
  • Investimenti più cospicui per risanare e rinnovare le strutture scolastiche, adeguandole alle esigenze culturali e didattiche contemporanee, con la creazione di musei-laboratorio.
  • Individuazione nei consigli di classe, non solo degli obiettivi, ma soprattutto delle priorità, lavorando in squadra alla costruzione del processo e  responsabilizzandosi rispetto ai  risultati.
  • Sistema di valutazione degli istituti, tarato soprattutto sui risultati degli allievi nei livelli superiori, sui risultati dei progetti formativi degli insegnanti, sulla qualità e sulla frequenza dei laboratori e sulla partecipazione agli stages, sulla circolazione interna delle idee e dei progetti, sull’uso didattico di internet, di Youtube .
  • Creazione di un sistema di valutazione individuale fondato sul   miglioramento continuo, che metta al centro  condivisione tra alunno e docente delle finalità e degli obiettivi, conoscenza degli stili di apprendimento dello studente (cioè auditivo, visivo, cinestesico), sviluppo delle abilità trasversali, intelligenza emotiva (cioè della consapevolezza di sé, della motivazione, dei livelli di autostima, della padronanza di sé, dell’empatia, delle capacità relazionali), rinunciando una volta per tutte alla   valutazione idiota e ottocentesca della condotta.  Il voto verrebbe a misurare un processo pianificato, che  alunno e insegnante condividono e sottoscrivono in un patto per il miglioramento dei comportamenti personali e della comprensione culturale. ( a scuola ho impostato e sperimentato delle schede in questo senso).

La scuola, infatti, dovrebbe insegnare a comprendere, non a  soddisfare l’esigenza burocratica di  rispondere a delle domande. Quello che manca spesso ai ragazzi, soprattutto a quelli delle aree marginali e a rischio, non è solo  l’abilità di leggere, scrivere e far di conto, quanto la capacità e il metodo di leggere o di ascoltare o di osservare per comprendere e il desiderio di leggere e di osservare in modo partecipe.
Ma è proprio vero che tutti dovrebbero essere interessati a una scuola che  insegni a comprendere? I governi e gli insegnanti compresi? Oppure ci troviamo di fronte a una crisi della politica che  produce una crisi della professionalità ( e al contrario, in maniera interdipendente), come ai tempi di Tacito e Quintiliano?

Inoltre, se si fa riferimento ad una analisi sistemica, non ha senso esibire dati sul migliore funzionamento della scuola nelle aree industrializzate (cosa che emerge da tutti i dati disponibili); piuttosto sarebbe utile specializzare nelle moderne tecniche psicopedagogiche il personale più motivato e destinarlo nelle aree di maggiore emergenza sociale, impegnandolo con incentivazioni su progetti mirati.

I dati confermano che abbiamo una scuola che genera spesso spiantati, che non promuove né socialmente né culturalmente i figli delle classi meno abbienti, anzi l’Italia è il paese con la più bassa mobilità sociale; e ciò, mi pare, si dovrebbe correlare a un prodotto interno lordo in calo, oltre che a una discriminazione di classe.

La società italiana non richiede alla scuola prestazioni più avanzate; la scuola non stimola la società a migliorarsi. Il sistema tende a raggiungere il suo equilibrio verso la stagnazione o la recessione.
Mi sembrerebbe opportuno ricordare le parole di Antonio Gramsci: “Perciò una riforma intellettuale e morale non può non essere legata ad un programma di riforma economica, anzi il programma di riforma economica è appunto il modo concreto con cui si presenta ogni riforma intellettuale e morale” .

Prof. Giuseppe Cilento
Insegnant
e in pensione
Ex dipendente MIUR
presso il Liceo Scientifico Statale L. da Vinci
di Vallo della Lucania (SA)

 21/09/2014

 

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Informazioni su Giuseppe Cilento

Insegnante in Pensione Membro del Consiglio di Amministrazione della Cooperativa Agricola "Nuovo Cilento"
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2 risposte a Una moderna professionalità docente per una scuola centrata sugli studenti

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  2. Gennaro Di Marco ha detto:

    Ciao Peppe,
    il documento, preciso ed efficace è condivisibile in gran parte. Il dramma di questo Paese è la noncuranza ed il disprezzo della scuola, caratteristici non solo di chi gestisce il potere, che vuole dei non-cittadini, buoni solo a recepire messaggi consumistici e devianti, ma anche da parte di chi dovrebbe essere dalla parte del lavoratore. Mi riferisco, in particolare, al ruolo negativo che hanno avuto nella scuola italiana i sindacati, in primis la cgil, assolutamente indifferenti al ruolo formativo della scuola, ma solo attenti a farla diventare un refugium peccatorum di quanti non riuscivano in altri settori, in barba al merito. Oggi credo che tali proposte non abbiano grandi possibilità di essere prese in considerazione, ma bisogna che qualche luce ci sia. Vorrei comunque farti notare che i famosi viaggi d’istruzione vanno, per legge, programmati all’inizio dell’anno scolastico. Si programmano, in genere, in altri periodi per il solito vezzo all’italiana di non rispettare le norme, soprattutto da parte degli educatori e di chi dovrebbe farle rispettare.
    Ti abbraccio. Gennaro
    P.s. ho trasmesso personalmente quei documenti.

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