Negli ultimi 30 anni lo Stato italiano è stato distrutto, disintegrato, e non solo dalla Lega Nord. In questi anni non si è riusciti a semplificare la burocrazia, perché occorre innanzitutto eliminare gli enti, cioè riformare lo Stato, riducendone la frammentazione crescente e il peso soffocante. Serve a ben poco eliminare le leggi, se gli enti rimangono troppi.
Un vero e proprio capolavoro di ipocrisia è l’ennesima legge sulle semplificazioni emanata dal governo Monti, di cui allego l’art.14.
Ma se bisogna ricorrere alla
a)   “proporzionalità  dei  controlli  e  dei  connessi  adempimenti amministrativi al rischio inerente all’attivita’ controllata, nonche’ alle esigenze di tutela degli interessi pubblici;
  b) eliminazione di attivita’ di controllo non  necessarie  rispetto alla tutela degli interessi pubblici;
  c) coordinamento e programmazione  dei  controlli  da  parte  delle amministrazioni  in  modo  da  assicurare  la  tutela  dell’interesse pubblico evitando duplicazioni  e  sovrapposizioni  e  da  recare  il minore intralcio al normale esercizio delle  attivita’  dell’impresadefinendo la frequenza e tenendo conto dell’esito delle  verifiche  e delle ispezioni già effettuate; ”
per quale motivo nessuno parla di ridurre accorpando il numero degli enti, che sovrappongono le funzioni !!!!!! ???????

Oggi in Italia abbiamo bisogno di ridurre costi, aggiungere valore alle cose che facciamo, attrarre investimenti.
Abbiamo quattro grandi nemici:

  • troppi enti (chiamati in maniera indistinta burocrazia),
  • troppe tasse per sostenere i troppi enti,
  • troppa delinquenza con giustizia malfunzionante e apparati della sicurezza frammentati,
  • mancata modernizzazione.Il governo, i protagonisti del dibattito politico italiano farebbero bene a concentrarsi sull’esigenza di una riforma dello Stato, che assorba e risani la confusione e la disintegrazione delle istituzioni.

Una fognatura oggi deve essere approvata dal comune e autorizzata:
1)    dall’ATO ( che doveva essere sciolto),
2)    dall’autorità di bacino,
3)    dalla comunità montana,
4)    dalla forestale,
5)    dall’ASL,
6)    dalla soprintendenza BAAS,
7)    dal parco nazionale,
8)    dal genio civile.

L’ATO era stato soppresso, per essere passato alle province; ma poi si è deciso di sopprimere le province. In effetti non si sopprime niente, neanche le comunità montane, già liquidate da qualche finanziaria, perché sono mantenute in vita dalla Regione, anche se non sono nel bilancio regionale. Un vero miracolo !!!

Un prodotto tipico DOP del Parco del Cilento subisce i seguenti controlli nel processo di produzione:

1)    comune,
2)    consorzio di tutela,
3)    ISMECERT,
4)   Carabinieri,
5)    Guardia di Finanza,
6)    Ispettorato del Lavoro,
7)    ASL,
8)    ARPAC,
9)    guardia costiera,
10)    nucleo apposito della forestale del MIPAF ,
11)    NAS,
12)    NOE,
13) Repressione Frodi,
15) Regione, per la tracciabilità,
16) Parco, per il marchio d’area,
17) GDO (a cui non importa nulla di tutte le carte degli altri enti e impianta un ulteriore sistema di controllo).

A questi bisogna aggiungere tutti gli altri procedimenti di certificazione e controllo previsti dall’Unione Europea ( ISO , ecc…..)  !!! Attualmente per le certificazioni  la Coop “Nuovo Cilento” si sottopone ai controlli di qualità di ISMECERT, ICEA, SIAN, CSQA, ognuna con le sue procedure e i suoi costi.
Mi è capitato di partecipare a Bonn ad una riunione dell’IFOAM, che riunisce ben 750 organismi di controllo. Ma l’istituto per l’agricoltura biologica più meridionale che mi è capitato di visitare si trova a Zurigo! Motivo: conviene in Europa di più controllare il BIO che studiare e insegnare a produrre il BIO. (Patetici poi erano gli osservatori del Bio della Provincia di Salerno. Per fortuna sono stati eliminati). Eppure la qualità Italia prende vita dagli ambienti straordinari dell’Appennino italiano, dagli innumerevoli e specifici microclimi, in cui è più facile produrre biologico e qualità DOC, soprattutto dai 300 mt in su.

Per la difesa del suolo hanno competenze:

  1. Comuni
  2. Comunità Montane
  3. Parco Nazionale
  4. Forestale
  5. Provincia
  6. Autorità di Bacino
  7. Genio civile
  8. ARCADIS (in Campania)
  9. Settore difesa Suolo della Regione Campania
  10. Ministero dell’Ambiente
  11. Ministero dei LLPP (che cambia nome con i vari governi)
  12. Protezione civile.
    Ovviamente ognuno elabora una sua carta geologica e un suo piano di difesa idrogeologica, con i risultati che conosciamo e a ognuno di questi enti va chiesta un’autorizzazione.

    La disintegrazione è totale in agricoltura; si pensi che in provincia di Salerno la superficie media aziendale non supera l’ettaro. Ma l’Europa butta il 40 % del suo bilancio in questi giardini di casa, spesso coltivati da ultrasessantenni ! Inoltre sul nostro territorio grava l’azione di sei enti di ricerca per l’agricoltura, con risultati molto deludenti o nulli.
    Su questo si innesta l’autoreferenzialità delle associazioni agricole, che richiedono anche loro controlli idioti e cambiamenti balordi continui alle etichette. Solone, un grande legislatore del mondo antico, denominò la sua azione riformatrice “seisachteia”, cioè scuotimento dei pesi: possibile che non si pensi all’alleggerimento (economico e burocratico) di questo sistema?Abbiamo contato nel Cilento con i miei alunni 30 ambiti territoriali tutti a bacino diverso; ce n’erano ancora, ma gli studenti non capivano più e ho preferito sospendere il lavoro. L’Assessorato Regionale all’Agricoltura della Campania  ha sfornato circoscrizioni più di tutti (ambiti PIR, POR, PIT, PIA, CEZICA, Consorzi Bonifica, ecc…… ; di recente Distretti Agricoli, Biodistretto Cilento, STS e altro ancora). Può considerarsi normale una regione che crea ambiti diversi per i PIR, i PIT, POR, i CEZICA, i consorzi di bonifica, i GAL, i distretti BIO, ecc….E per quale motivo non potrebbero coincidere gli ambiti dei consorzi RSU o della distribuzione idrica o del tribunale o delle forze dell’ordine (non coincidono neanche gli ambiti dei comandi della Guardia di Finanza con quelli degli stessi uffici del Ministero delle Finanze!) o della diocesi o delle circoscrizioni del ministero del lavoro ? Ma poi,  i consorzi RSU non erano stati eliminati e le competenze passate alle province, che si dovrebbero sopprimere !?

Un suggerimento: un metodo unificante nella creazione di ambiti decentrati venne utilizzato in Francia all’indomani della Rivoluzione, per cui venne impiegata come unità di misura la distanza percorsa da un cavaliere in una giornata.

E’ pensabile tenere in piedi un sistema dei trasporti nel Cilento ( in Campania) che per le ferrovie dipenda da Reggio Calabria?

E che dire delle unioni dei comuni?! Attualmente San Mauro Cilento aderisce a quella dei Comuni Velini  (con Pollica, Casalvelino), in cui possono operare due segretari comunali diversi per 3 comuni. Ma poi ci sono le unioni che sostituiscono le Comunità Montane e i comuni che fanno l’unione perché posti fuori dalle comunità montane e i comuni inferiori a mille abitanti facenti parte di una comunità montana, che possono aderire anche ad una unione di comuni posti al di fuori delle comunità montane. E infine , che dire della situazione di San Mauro Cilento, il cui territorio si prolunga dalla vetta del Monte Stella fino al mare, con in centri abitati collocati in collina e in montagna, posto al di fuori della comunità, ma con i problemi tipici della montagna  ? E come mai le comunità montane disciolte dal Governo e non comprese nelle attribuzioni di bilancio della Regione Campania ( ma destinatarie di fondi di progetti PSR) si occupano ancora degli svincoli idrogeologici ( da allegare alla domanda di licenza edilizia )   o del taglio di un bosco ceduo del nostro comune, peraltro posto al di fuori della Comunità Montana !!!??

Così ogni ente ha potuto creare anche più di un corpo armato:

  1. Guardia di Finanza,
  2. Carabinieri,
  3. Polizia di Stato
  4. DIA
  5. Polizia della Provincia,
  6. Guardia Costiera,
  7. NAS,
  8. NOE,
  9. Corpo Forestale Nazionale
  10. Corpo Forestale Regionale,
  11. Polizia Penitenziaria,
  12. Vigili Municipali.
  13. Marina militare
  14. Servizi segreti
  15. Esercito
  16. Polizia Postale

La Lega avrebbe voluto anche le ronde !

Se lo Stato schiera su un territorio 45 persone, può far fronte alla delinquenza; se, invece, dividiamo per 16 i 45, questi diventano meno di 3, per cui possono svolgere solo attività amministrative in orario antimeridiano.

E che dire della legge che aveva creato la possibilità di formare due consigli di amministrazione, uno per la proprietà e uno per la gestione, per le aziende pubbliche idriche ? Il federalismo fiscale diventa impossibile in questa giungla. Infatti la sua legge aborto prevede quattro nuove tasse per il turismo: una del comune, una dell’unione dei comuni, una della comunità montana, una della provincia, oltre a quelle dovute allo Stato. Sta qui il fallimento della Lega, ma anche del PD. Calderoli stracciava tremila leggi, nessuno straccia tremila enti assurdi !!!!!

Si può continuare bruciare nella sanità oltre il 60% circa del bilancio di una Regione in stato fallimentare come la Campania, che presenta in alcune aree non metropolitane almeno un ospedale pubblico per comune, oltre le cliniche e i laboratori privati ?

Per il taglio di un bosco ceduo (dal latino caedo = taglio), che va in malora se non si operano dei tagli programmati, le forche caudine delle approvazioni sono ancora infinite e sono nelle mani di funzionari che non hanno mai visto il bosco, ma controllano puntigliosamente il cartaceo. Si pensi che ci sono 5 passaggi nel solo Assessorato Regionale all’Agricoltura, ma interviene anche l’Assessorato Regionale all’Ambiente e non manca il Parco.

Per fortuna è stata bocciata dalla cassazione la proposta della Provincia di Salerno di trasformarsi in Principato e quindi in regione autonoma! Ma poi il centrodestra è passato a fomentare l’accorpamento del territorio provinciale con la Basilicata. Anche al tempo di Augusto al di sotto del fiume Sele si estendeva la Tertia Regio ( comprendeva la parte meridionale della Provincia di Salerno, mezza Basilicata e  la Calabria; ma tutto il territorio napoletano stava nella Prima Regio, cioè con Roma.)

Di recente si è frammentata addirittura la denominazione del nostro Parco Nazionale  con l’aggiunta, alla denominazione Cilento e Diano, di Alburni (63 tra spazi e lettere!!!!!). Ma ciò non risulta contrario a tutte le logiche della comunicazione, che affida ad una sola parola di poche lettere (BMW, FIAT, TOYOTA) la diffusione di un marchio sui mercati ?

E che dire del dibattito al senato sul potere dei sindaci nei Parchi ???!!!

Vanno sottolineati  alcuni effetti drammatici del disfacimento dello stato, del fallimento dei suoi enti:

1) in questo disastro i cantieri edili chiudono, perché la Regione Campania non paga alle imprese edili lavori finanziati e già eseguiti, per cui molti imprenditori stanno rischiando il fallimento;
2) la regione Campania per i lavori pubblici non paga dal 2009 ai comuni i mutui della L.51 , che sono stati contratti dai comuni negli anni passati con la CDDPP con decreto di copertura da parte dell’ente regionale, per cui gli stessi stipendi dei dipendenti comunali sono a rischio;

3)Provincia di Salerno e Comunità Montane stanno vivendo un’agonia senza fine, senza che si elabori uno straccio di proposta di riforma dell’apparato regionale.  Si vive alla giornata !
Accorpare può evitare i  licenziamenti e cominciare a ridurre costi e pesi per il cittadino.
Ci sono troppi enti intermedi tra comune e regione. Mi vorrei sbagliare, ma sembrerebbe che i fatti dicano che tutte le semplificazioni si siano arenate su questi scogli. In Europa il numero dei comuni è stato ridotto. Si può cominciare a pensare di organizzare e incentivare meglio la rete dell’associazionismo comunale? Si può, ad esempio, accorpare al Parco Nazionale comunità montane, forestale, autorità di bacino, soprintendenze, …. ?

I partiti politici farebbero bene:

  • a interrogarsi su come e dove si costruisce una classe dirigente;
  • a studiare una moderna riforma dello Stato, soprattutto ora che non producono più coesione sociale e non progettano il futuro.

“Perciò una riforma intellettuale e morale non può non essere legata ad un programma di riforma economica, anzi il programma di riforma economica è appunto il modo concreto con cui si presenta ogni riforma intellettuale e morale”(Antonio Gramsci) .

Per fare questo manca un pensiero riformatore e un soggetto politico riformatore.

Prof. Giuseppe Cilento

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Informazioni su Giuseppe Cilento

Insegnante in Pensione Membro del Consiglio di Amministrazione della Cooperativa Agricola "Nuovo Cilento"
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